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Parco Archeologico Naxos Taormina - Naxos

22 Mag

Insediamento coloniale VIII secolo a.C.

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Le evidenze indicano al momento che il primo insediamento coloniale, di dimensioni inferiori a quelle che saranno della città, occupava il versante orientale della penisola di Schisò, in stretto rapporto con la baia, che diventerà il porto della città. Resta da dimostrare l’identificazione di tale insediamento, di superficie ridotta (ca.10 ettari), con il nucleo iniziale della colonia. È ancora aperto il problema della possibile frammentazione del primo insediamento in singoli villaggi contigui (kata komas) e della conseguente formazione del tessuto urbano attraverso la loro unificazione. Nel frattempo, la concentrazione e il volume rilevante di ceramica tardo-geometrica che si registra sul versante orientale della penisola offrono un primo segnale forte a favore della localizzazione proposta, confermata dalle nuove indagini.

Figura 1Veduta aerea del sito urbano.

Escavazioni in profondità praticate nell’area tra gli incroci 10 e 11 della plateia A del piano urbano di V secolo a.C. hanno, infatti, riportato in luce resti di 10 abitazioni del tardo VIII secolo a.C. .

Nel 1954, in questa stessa area, sotto il piano stradale della plateia A, fu rinvenuta una casa (Casa 1), purtroppo non più conservata, che sembra costituita da due ambienti affiancati, uno dei quali dotato di panchina.

Tra le case di nuova scoperta solo la Casa 5 è conservata integralmente. A pianta rettangolare, è formata da due ambienti; in quello più grande si trova addossata al muro orientale una panchina del tipo c.d. a pi-greco. Quest’ultima sagoma come la pianta rettangolare mostrano stretti contatti con l’architettura domestica medio/tardo-geometrica diffusa nelle isole Cicladi. Le somiglianze si allargano alla tecnica costruttiva adottata nei muri a doppio paramento di piccole pietre e al tipo di copertura piana, documentata dalla quantità di argilla cruda rinvenuta. Allo stesso ambiente cicladico rimanda anche il sistema di aggregazione dell’abitato in unità di abitazioni: le case, rispettando lo stesso orientamento est-ovest, sono costruite vicine tra loro, separate da stretti corridoi (possibili camminamenti) a cielo aperto.

 

La Casa 10 singolare per la particolare partizione di un ambiente con muretti paralleli è identificabile con un deposito, o granaio. Il lembo di una fortificazione della media/tarda età del Bronzo scoperto, a nord, poco lontano delle abitazioni della fine dell’VIII secolo a.C. potrebbe aver funzionato come baluardo difensivo su questo lato, il più vulnerabile dell’abitato.

                                                         Figura 9 

Ultime scoperte (2012-2013) aggiungono dinamismo all’appena descritta organizzazione dell’abitato. Tre edifici a pianta curvilinea (“g”, “d”, “f”) , molto vicini tra loro e con evidente funzione abitativa, sono stati trovati ad est della Casa 5. Il contesto di ritrovamento restituisce ceramica greca Tardo-Geometrica mista a vasi ad impasto della tarda età del Ferro (cultura di Finocchito), assicurandone la pertinenza alla colonia e al primo momento di stanziamento. Gli edifici “d” e “f” sono conservati solo parzialmente; non è possibile, pertanto, ricostruirne l’esatta planimetria. Nuove escavazioni, invece, hanno accertato che l’edificio “f” sarebbe stato a pianta absidata e avrebbe misurato in lunghezza m.ca. 13. Si tratta delle prime costruzioni curvilinee mai scoperte in una colonia greca di Sicilia, dove la pianta quadrangolare fu ritenuta dominante ed esclusiva. In proposito, e in particolare per il caso di Naxos, occorre aggiungere che la planimetria curvilinea è molto diffusa e perdurante, sino al VI secolo a.C., nell’architettura domestica della madrepatria, sia in Eubea, ad Eretria e a Calcide, città quest’ultima d’origine dei coloni, sia ad Oropos, nella costa Attica antistante. L’identificazione degli edifici descritti con le prime abitazioni dei coloni appare convincente sulla base sia della composizione dei materiali ceramici, sia della scoperta di lembi di strutture consimili rinvenute ultimamente a Cuma, e più in generale in considerazione del fatto che la formazione di un abitato non è mai istantanea e coincidente con lo stanziamento della popolazione, ma un processo graduale.

                             Figura 10

                        Edificio curvilineo D 734-700 a. C.(scavi 2012)

         Figura 11

        Edificio curvilineo G 734-700 a. C.(scavi 2004)

22 Mag

Piano urbano dei secoli VII e VI a.C.

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Le fortificazioni e il correlato sistema di strade urbane della città di età arcaica sono parzialmente noti. L’imponente rampante poligonale corre sulle sulla sponda sinistra del torrente Santa Venera. Porzioni delle fortificazioni sono in luce presso il Castello di Schisò e sul Capo Schisò, all’interno del giardino del Museo. Sul versante settentrionale della città nel 2005 è stato scoperto un piccolo tratto di protheichisma a 25 m a nord del prospetto dell’arsenale navale. L’evidenza indica come l’arsenale fosse all’interno delle fortificazione e come lo fosse per buona parte la collina di Larunchi la cui sommità era probabilmente occupata dall’acropoli della città.

 Figura 1 Particolare del muro di fortificazione in tecnica poligonale “ciclopica”.

La rete stradale urbana è stata parzialmente ricostruita dalla posizione delle porte lungo il circuito delle mura e da scoperte effettuate nel territorio urbano . Da tali dati si ricava un piano urbano policentrico con almeno due diversi orientamenti raccordati al centro dalla strada nord/sud Sd che funge da cerniera tra i due settori orientale e occidentale della città.

 

Figura 2Pianta della città; in rosso la fase urbana dei secoli VII-VI a.C.

 

Le indagini praticate nella zona dell’incrocio 11 della plateia A (scavi 2003-2006, 2011- 2012), massimo asse est-ovest dell’impianto urbano di V secolo a.C., hanno riportato in luce la strada nord-sud Sh e la strada est-ovest Si, entrambe larghe poco più di 4m ed un loro incrocio.

Figura 2Resti del muro di proteichisma scoperto sul versante nord della città a 25 m dal complesso dell’arsenale navale (scavi 2005).

Figura 3Strada N/S Sh (scavi 2004).

A 20 m a ovest è stata localizzata un strada notevolmente più stretta ( 2.80m) parallela alla strada Sh. La distanza tra le due strade è indicativa per la dimensione della larghezza dell’insula o blocco di case di periodo arcaico. La partizione del tessuto urbano in blocchi di case è sulla base dei dati di scavo da ascrivere agli inizi del VI secolo a.C. Mentre la datazione dell’impianto stradale è almeno in quest’area databile agli anni attorno alla metà del VII secolo a.C.

Figura 4

22 Mag

Piano urbano del V secolo a.C.

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Nei primi decenni del V secolo a.C., una nuova città è edificata sui resti di quella arcaica, della quale conserva il circuito delle mura mentre è interamente differente il tessuto urbano che, avente un unico orientamento, si organizza su una griglia di strade ortogonali.

Figura 1Pianta della città a griglia ortogonale (J. Pakkanen 2014).

Tale tipo di pianificazione urbana risale al VI secolo a.C., così come ben documentano le città greche del Mar Nero. Parimente diffuso è in Occidente. A griglia sono gli impianti di Himera, Kamarina, Agrigento, ma anche di Napoli e Thurii. Tra queste Naxos è l’esempio più antico con certezza ora databile ai primi decenni del V secolo a.C. In Grecia l’esempio più importante è Olynthos di pieno V secolo a.C.

A Naxos, tre larghi assi stradali, plateiai A, B e C, di larghezza diseguale, attraversano la città in senso est-ovest, tagliate ad intervalli regolari da una serie di strade nord-sud, stenopoi (complessivamente 14), della larghezza omogenea di ca. 5 m, ad eccezione del sesto da ovest, stenopos 6, che, di larghezza maggiore. Prolungamento urbano della strada che collegava Naxos a Zankle-Messana, esso ricalca un preesistente tracciato attivo nella città arcaica.

La griglia stradale individua lunghi isolati di case che, nella zona centrale, misurano 39 x 156 m, dimensione che rappresenta il modulo di base dell’intero sistema urbano.

Le basi quadrangolari rappresentano il carattere distintivo e originale dell’impianto di Naxos. Esse si ripetono lungo gli assi est-ovest a ogni incrocio, accostate all’angolo nord-ovest delle insulae. Possibili basi di altari, sono una soprastruttura urbana di qualità (R. Martin) che monumentalizza l’impianto.

Figura 2Veduta della plateia A e dell’incrocio A11.

Figura 3Plateia B. Particolare dell’incrocio 5con canaletta lastricata e base d’angolo.

Una campagna di rilevamento topografico con utilizzo di stazione totale è stata condotta nel 2012 e 2013 da J. Pakkanen. Si è così conseguita con margine d’errore minimo l’integrazione del piano urbano del V secolo a.C. nel layout della città moderna. Sono state rilevate molte difformità dimensionali, e talora il non rispetto dell’ortogonalità che non inficiano la modularità del piano, ma forniscono informazioni sulla fase d’impianto e sulle modalità seguite per la sua costruzione.

Escavazioni praticate in estensione lungo i tre assi stradali est-ovest o plateiai, documentano la loro identità costruttiva: sono tutte costituite da un battuto terroso, fiancheggiato da canalette lastricate.

Figura 4Plateia B. Particolare della base angolare dell’incrocio 5.

Figura 5Plateia A. Particolare della canaletta lastricata che fiancheggia il blocco di case A10.

La diversa larghezza di dette arterie, più larga quella centrale, plateia A, come la maggiore larghezza dello stenopos 6, sottende una loro gerarchizzazione con una prevalenza delle due citate arterie stradali, la cui esatta funzione sfugge al momento alla ricerca. Ultimi scavi hanno, infatti, localizzato il polo pubblico nell’estremo versante settentrionale della città, in stretto rapporto con il porto. Qui è stato scoperto il complesso dell’arsenale navale e in stretta contiguità, a sud sulla terrazza sovrastante, lo spazio dell’agora.

Cronologia

Ultimi scavi (2003-2006) prodotti nell’area tra gli incroci 10-11 della plateia A precisano la cronologia dell’impianto regolare.

Figura 6Blocco di abitazioni A10. Particolare delle due fasi costruttive di V secolo a.C.

Hanno, infatti, accertato la rasatura del precedente impianto urbano, che, associata a opere di livellamento della superficie, talora tramite schiacciamento delle strutture murarie arcaiche, è databile agli inizi del V secolo a.C. Tali opere sono preparatorie alla costruzione della nuova città. In questa sono state distinte due fasi: un’originaria databile intorno agli anni 480-470 a.C. ed una post-460 in plausibile collegamento con il ritorno degli esuli nella città e il ripristino della democrazia.

In quest’ultima fase le trasformazioni riguardano esclusivamente la superficie delle abitazioni, ovvero la proprietà privata, senza intervenire sul layout della città.

La distruzione definitiva della città nel 403 a.C. da parte di Dionigi I di Siracusa è stata verificata sull’intera area urbana.

22 Mag

Edifici sacri e santuari

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Le aree sacre si dispongono attorno alla città (Tempietti C, E ed F) quasi come una cintura sacra.

Santuario sud-occidentale

Il santuario urbano, dedicato ad una divinità femminile, Hera o Afrodite, occupa l’angolo sud- occidentale della città, non lontano dalle foci del torrente Santa Venera. Di esso rimane ancora sconosciuta l’estensione, per la quale è indicativo il tracciato della strada che costeggia il confine settentrionale. Rispettata dall’impianto urbano del V secolo a.C., la strada ebbe con certezza una funzione sacra.

Figura 1Veduta del muro nord del Santuario costeggiante strada urbana.

Del santuario è parzialmente nota la sistemazione interna con due propilei antitetici, l’uno aperto verso la città, l’altro sulla spiaggia, su un probabile approdo. Thysiai, talune con armi, si concentrano presso il fronte occidentale del sacello A, oikos della fine del VII secolo a.C. .

Figura 2Pianta del Santuario (Pelagatti 1973); Veduta aerea del Santuario; Punte di lancia in ferro (fine del VII secolo a.C.).

Basi di stele sono dislocate sul versante sud-occidentale del temenos (recinto sacro).

Esse circondano, come a Metaponto nel Santuario urbano di Apollo, l’altare a gradini, monumentale e cerimoniale, costruito nei primi decenni del VI secolo a.C. .

Figura 3Altare con gradini di tipo processionale (580-570 a.C.).

Medesima cronologia hanno i resti delle due vicine fornaci, mentre risale alla fine del VI secolo a.C. il tempio B (38 x 16 m) , cui è riferibile il bel fregio plastico di chiara ispirazione ionica con catena di fiori di loto e palmette.

Figura 4 Fornace a pianta circolare .

Figura 5 Fornace a pianta rettangolare.

Intorno al 570 a.C. lo spazio sacro è racchiuso entro mura. Il muro meridionale (muro D) si segnala per l’accurata tecnica poligonale a giunti curvi. Si tratta della documentazione più antica di questa tecnica nel Mediterraneo Occidentale.

Raffronti diretti si rintracciano nell’Egeo Settentrionale a Lesbo e a Smirne.

Generalmente attribuito a maestranze greco-orientali, che dalla fine del VII secolo a.C. viaggiavano di colonia in colonia, il muro D - e più in generale l’uso della tecnica poligonale, largamente diffusa a Naxos nelle sue diverse varianti, non ultima quella ‘ciclopica’ delle fortificazioni occidentali - ben potrebbe essere la spia del mai interrotto legame con il mondo egeo-insulare, costituente un parte saliente dell’identità della colonia di Naxos.

22 Mag

Santuario ad ovest del torrente Santa Venera

Scritto da

Figura 6

Museo Archeologico di Siracusa. Cippo in marmo con dedica alla dea Enyò (VII secolo a.C.).

Ad individuare questo vasto distretto sacro, esteso sulla riva destra del fiume, al di fuori delle mura della città e di fronte ad esse, sono le ricerche condotte tra il 1975 ed il 1978 da P. Pelagatti (proprietà Scalia).

In quella occasione sono scoperti porzione di un edificio sacro arcaico (sacello A) e l’edificio bipartito B-C che si allinea lungo una strada nord-sud. All’interno del bothros ellittico H, ricadente nell’area ad est degli edifici descritti, è ritrovato il famoso cippo con dedica alla dea Enyò.

Iscritta nei caratteri dell’alfabeto arcaico della Naxos cicladica (M.Guarducci), la dedica rimane l’unica indicazione esplicita della sfera cultuale del santuario, sfera per il resto ancora sconosciuta.

Figura 6Veduta da nord del lungo muro di terrazzamento J. (VI secolo a.C.)

Nel 1985 le ricerche riprendono in coincidenza con l’inizio di un piano di edificazione che coinvolge e sconvolge l’intera area tra il Santa Venera e la strada comunale Via delle Ninfe, ovvero la porzione più prossima alla città della pianura che, dominata dall’Etna, si apre alla foci dell’Alcantara. Una prima lunga campagna di scavo è condotta nel 1987 a nord del complesso Scalia, mentre nei successivi anni 1991 e 1992 le indagini si estendono nelle aree a est del complesso, ora trasformate in una piazza cittadina.

La straordinaria quantità di terrecotte si confronta con la relativa esiguità di resti di strutture rinvenute, insufficienti per risalire all’assetto originario del santuario. I due tempietti H e I, distanti tra loro, come i due lunghi muri J e K di terrazzamento, entrambi costeggiati da strade, compongono una planimetria nella quale sono evidenti i vuoti e rimangono irrisolti i rapporti tra i diversi elementi, rapporti appena delineati dalle strade probabilmente un’ unica strada sinuosa.

Figura 8Veduta generale da ovest del lungo muro di terrazzamento K e del vicino Tempietto H (scavi 1991-2)560-550 a.C.

Si è tentato di spiegare tale lacunosità con il cambiamento della morfologia del territorio a seguito di esondazioni del vicino Santa Venera. In antico tale territorio, oggi pressoché pianeggiante, doveva presentarsi ondulato, interessato da modeste alture ben documentate dai lunghi muri di terrazzamento J e K. Questa morfologia favoriva l’organizzazione dello spazio sacro in diversi recinti (temene) contigui, tra loro in collegamento, e verosimilmente dedicati a divinità diverse non identificate. L’unica divinità ad essere documentata è Enyò.

Il sito è certamente adatto - all’esterno delle mura, ma a ridosso di esse - ad accogliere un temenos di Enyò, la terrifica dea del “Grido di Guerra”.

L’ubicazione suburbana si presterebbe d’altro canto il culto di Dionysos, così importante a Naxos di Sicilia come nella Naxos cicladica, ma la scarsità di ex-voto rinvenuti non aiuta.

L’impianto del santuario risale ai primi decenni del VI secolo a.C., o almeno a questa data risale la monumentalizzazione dell’area, in ciò non discostandosi dai santuari dei centri coloniali della Sicilia.

Sotto l’aspetto cronologico riveste interesse il contesto di ritrovamento delle terrecotte. Si tratta senza dubbio di una giacitura secondaria, essendo state esse rinvenute per la gran parte ammassate all’interno di buche irregolari scavate in aderenza ai due lunghi muri di analemma e di temenos J e K.

Figura 9Depositi di terrecotte architettoniche trovate ammassate all’interno buche scavate in aderenza del muro di terrazzamento J.

Figura 10Depositi di terrecotte architettoniche trovate ammassate all’interno buche scavate in aderenza del muro di terrazzamento J.

Di contro si sono isolati solo pochissimi crolli per lo più circoscritti attorno e all’interno del tempietto H. Si segnalano le placche con figurazione dipinta rinvenute presso il fronte ovest dell’edificio, da non identificare con metope ma con lastre di rivestimento parietale come documentano i fori di fissaggio.

Figura 11Tempietto H. Foto e disegno della lastra fittile di rivestimento parietale con figurazione dipinta (intorno al 550 a.C.)

22 Mag

Tempietto H e Tempietto I

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Tempietto H

Per il contesto di ritrovamento, il fregio A è al momento l’unico attribuibile ad un edificio in luce: il tempietto H (15.5 x 6.80 m), databile agli inizi del VI secolo, dotato di una rampa di accesso che con evidenza ne monumentalizza la fronte, avvicinandolo a forme architettoniche cicladiche.

La monumentalità dell’accesso è conforme con la tradizione delle Cicladi (Gruben). All’edificio è pertinente il fregio A ricostruibile, come pure le lastre di rivestimento parietale con figurazioni dipinte, databili intorno al 550 a.C. .

Figura H1Tempietto H. Foto di scavo integrata con una veduta prospettica 3D della ricostruzione (J. Pakkanen 2011).

Tempietto I

Nessuno dei rivestimenti rinvenuti può essere attribuito al Tempietto I. Ben conservato in pianta, esso ha le dimensioni di 6.6 x 14.8 m con un rapporto tra larghezza e lunghezza di 1:2.2.

Del tempietto I rimangono solo i filari di fondazione in pietre calcaree sistemate a sacco. Non è stato isolato nessun crollo, e non sono documentati nell’area livelli archeologici: il terreno si presentava pressoché sterile.

Figura I1

22 Mag

L'Agora e il Porto

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Le scoperte del 2006 effettuate nella quarta corsia dell’arsenale navale hanno dimostrato che essa era anche l’ultima corsia dell’edificio e che un altro importante complesso pubblico era limitrofo e contiguo. Quest’ultimo complesso può essere identificato con l’agora a causa del precedente ritrovamento di un altare, e soprattutto a causa del raffinato muro di terrazzamento scoperto a poca distanza del muro perimetrale sud dell’arsenale navale, muro che fornisce la possibilità concreta di una agora contigua, posta su un livello più alto.

Figura 1Figura 1

Figura 2Figura 2

Questa evidenza e i risultati di una ricognizione topografica puntano tutti nella stessa direzione: l’agora era allocata sul fronte settentrionale della città, aperta verso il porto e parzialmente situata sulla terrazza che sovrasta il complesso dei neoria, le cui corsie si dispongono parallelamente ad essa. I dati geomorfologici ricavati dai neoria concordano con tale ipotesi. Essi mostrano che nell’antichità la linea di costa era arretrata almeno di 160 m e che il livello relativo del mare era di 2 m più alto.

Figura 3Figura 3

Figura 4Figura 4

Così l’agora a Naxos delimitava il porto militare e i suoi neoria. Il ritrovamento di quattro ostraka nella corsia 1 dell’arsenale navale possono essere la prova della vicinanza dello spazio dell’agora nonché la prima attestazione della pratica democratica dell’ ostracismo a Naxos.

Figura 5Figura 5

Anche a Corcyra il porto militare (nel porto di Alkinoos) si sviluppa in contiguità con l’agora. Tuttavia, l’esempio più chiaro del legame tra agora e porto militare è stato scoperto a Thasos.

Ma mentre a Thasos la linea di separazione tra i due complessi è poco chiara, a Naxos la differenza di altitudine tra neoria e agora pone quest’ultima in posizione dominante rispetto ai neoria.

La diversità di livello, enfatizzata dal muro di terrazzamento, avrebbe così offerto un eccellente linea di confine visuale tra due importanti zone della città, quella militare e quella civile.

Si deve ancora definire il sistema difensivo approntato per neoria e i limiti del porto militare. Una soluzione al problema è fornita dalla scoperta di porzione di proteichisma a 25 m a nord del muro 1 dei neoria, che restituisce un utile indicazione del limite del bacino portuale su questo versante, e naturalmente della città.

Figura 6

Figura 6

Forse il porto commerciale si estendeva a nord di questo muro, al di fuori delle fortificazioni. Forse, invece, come crede D. Blackman, il porto commerciale ricadeva all’interno delle fortificazioni, nel bacino al di sotto dell’area dell’agora, ora occupata dal Castello di Schisò. D’atra parte nessuna struttura che indichi il limite sud del bacino portuale è stata scoperta e la il circuito delle fortificazioni su questo versante è mal conservato.

Tornando all’area dell’agora, essa è limitata a nord dai neoria; nell’angolo sud-ovest da case private disposte lungo lo stenopos 6. Sul versante sud-orientale la funzione dell’area cambia nell’impianto della nuova città di età classica: nel periodo arcaico la funzione dell’area è domestica (Casa a pastas), nel V secolo è pubblica, con il Tempietto E che definisce l’angolo sud-est dell’agora. Il cambiamento è ben spiegabile sia con un nuova collocazione dell’agora nel V secolo a.C., sia con l’allargamento dell’agora di età arcaica.

Così nel V secolo a.C. l’agora avrebbe occupato il settore nord-orientale della città e non l’area centrale come sarebbe stato normale in un impianto urbano regolare a griglia, quale quello di Naxos. E tale posizione è proposta da D. Mertens anche sulla scorta della comparazione con gli impianti urbani di Napoli e di Agrigento.

                              Figura 7 Figura 7

Di fatto, nella sua configurazione generale, l’agora di Naxos somiglia piuttosto all’agora arcaica di Megara Hyblaea, specialmente per le strade che direttamente si immettono sull’agora lungo il lato meridionale.

Il suo inaspettato layout all’interno di un piano a griglia e la sua posizione marginale possono indicare, come già suggerito, la preesistenza dello spazio pubblico in questo settore della città, ma anche rimarcare l’identità marittima di Naxos.

Sotto l’aspetto del paesaggio antico, l’agora e i vicini neoria devono aver formato uno scenario straordinario e d’effetto, dominato dall’acropoli e amplificato da livello relativamente più basso sul quale si estendeva la città, prima dell’innalzamento della terra dovuto al fenomeno del bradisismo che interessa le coste dello Stretto di Sicilia. Questo devono aver visto coloro che giungevano dal mare, una vista con cui la città volle presentarsi.

E occorre non dimenticare che questa è la città che protesse l’altare di Apollo Achegetes, sito sacro – e, secondo l’ipotesi di I. Malkin, centro di un network – per tutti i greci di Sicilia.

22 Mag

Arsenale Navale o Neoria

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Gli arsenali navali dell’antichità, a lungo trascurati, sono di recente oggetto di ricerca. Edifici di carattere pubblico con chiara funzione militare, essi rappresentano un’evidenza topografica specifica e inconfondibile per l’identificazione di porti, o di loro settori adibiti ad accogliere le flotte militari. Si diffondono con apparente maggiore frequenza nel Mediterraneo Orientale dal VI secolo a.C. e, oltre ai menzionati dati topografici, essi sono utili indicatori sia delle risorse economiche, sia, almeno per il periodo più antico, delle risorse demografiche della città cui appartengono.

Figura 1Ricostruzione lignea in scala di trireme (J.F. Coates)

Le fonti letterarie antiche ne accrediterebbero il loro carattere rappresentativo ben utilizzato da talune città, quali Atene o Rodi, come diretta esemplificazione della potenza militare.

Il complesso dell’arsenale navale o neorion/neoria del V secolo a.C. rappresenta la scoperta più importante dell’ultimo decennio di ricerca a Naxos. Al suo interno trovavano ricovero le triremi, le più famose navi da guerra dell’antichità.

Figura 2Atene. Museo dell’Acropoli. Rilievo Lenormant, intorno al 400 a.C.

L’area portuale contenente i neoria si estende a nord del centro urbano nella baia protetta da Capo Schisò. L’edificio occupa le estreme pendici orientali della collina di Larunchi, acropoli della città, si allinea con il muro di fondo con il tracciato dello stenopos 6, da cui si distacca 150 m.

Con certezza il complesso ricade all’interno delle fortificazioni, ed è fiancheggiato a sud dallo spazio dell’agora situato sulla terrazza sovrastante. La scoperta di ostraka all’interno dei neoria possono esserne una conferma.

Figura 3Pianta della città.

                                                Figura 4

Complesso dell’arsenale navale. Piante ricostruttive della fase tardo-arcaica e della fase post-460a.C. (da J. Pakkanen BSA 2008).

Il complesso è largo 28 m per una lunghezza ricostruibile di 40/42 m, avendo le moderne costruzioni fronte mare obliterato la terminazione delle rampe. Tali dati forniscono importanti informazioni di carattere geologico sulla posizione dell’antica linea di costa, arretrata rispetto all’attuale di 160 m, e sul livello del mare, più alto di circa 2 m.

Il complesso è formato da quattro corsie parallele e discendenti che, separate da larghi muri in tecnica poligonale, comunicano tra loro attraverso varchi.

Il numero delle corsie è considerevolmente ristretto, ma forse appropriato alla flotta di una città di dimensioni medio -piccole, che non fu mai una potenza navale.

                                                Figura 5

Pianta del complesso dell’arsenale con sovrapposizione delle ricostruzioni di trireme ( D.Blackman – M.C. Lentini da BSA 2003).

Figura 6Particolare della corsia 3 con rampa centrale di sabbia.

Accanto all’aspetto militare, l’informazione è importante per l’antica demografia della città, essendo nel V secolo a.C. i rematori della flotta cittadini liberi.

Le corsie sono di larghezza diversa (5.42 e 5.24 m rispettivamente le corsie 1 e 2; 5.64 e 5.74 m le corsie 3 e 4) e presentano una peculiarità al momento unica nel panorama dei neoria del Mediterraneo: il centro di ciascuna corsia è occupato da un rampa di sabbia che, trattenuta da muretti di pietre, conteneva la chiglia della nave. Il muro di arresto delle rampe 1 e 2 è rettilineo, quello delle rampe 3 e 4 arrotondato per assecondare lo slancio di poppa.

Figura 7Corsie 1-3 da est.

Figura 8Corsia 2 da ovest.

Le rampe di sabbia sono fiancheggiate da camminamenti lastricati che favorivano il movimento dei marinai addetti alla custodia e alla piccola manutenzione delle navi. Tracce di pigmenti rosso (ematite) e blu, ritrovati soprattutto nelle corsie 3 e 4, documentano lavori di dipintura dello scafo.

        Figura 9   Figura 10

                       Pigmento rosso dalla rampa 3.                                              Pigmento blu dalla rampa 3.

Gli scavi hanno accertato due fasi costruttive, risalenti alla fine del VI secolo a.C./inizi V secolo a.C. l’una, post-460 a.C. l’altra, coincidente quest’ultima con il ritorno degli esuli e il ripristino della democrazia.

Alle due fasi corrispondono due sistemi di copertura diversi: il più antico di tipo siciliano con antefisse che mostrano l’inconsueta alternanza di gorgoneia e maschere sileniche; il più tardo di tipo misto con coprigiunti pentagonali di tipo corinzio, ma con coppi maestri semicircolari.

Figura 11Antefisse sileniche scoperte all’interno di una buca nella parte alta della corsia 3; Ricostruzione del tetto di prima fase con alternanza di antefisse con gorgoneion e con maschera Silenica (J. Pakkanen, da BSA 2008).

Secondo la ricostruzione di J. Pakkanen, le corsie sarebbero state coperte a coppia (1 e 2; 3 e 4) da una serie di tetti discendenti a falda asimmetrica e avrebbero raggiunto l’altezza di 10m.

Figura 12Ipostesi ricostruttiva dell’alzato e del sistema di copertura della fase post-460 a.C. dell’arsenale navale(J. Pakkanen, da BSA 2008).

Figura 13Ricostruzione della parte nord-ovest dell’arsenale navale sovrapposta su una fotografia del sito del 2005 (J. Pakkanen, da BSA 2008).

La scoperta nella parte alta della corsia 2 di un seppellimento della prima metà del IV secolo a.C. indica l’avvenuto abbandono del complesso, probabilmente distrutto da Dionisio I di Siracusa (403 a.C.). Su di esso nell’avanzato II secolo d.C. si sovrappone l’abitato della mansio, o stazione per cambio di cavalli, che nell’Itinerarium Antonini è riportata con il nome di Naxion.

Figura 14Veduta prospettica degli spazi interni dell’arsenale (J. Pakkanen)

21 Mag

Grande Gorgoneion

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Il grande gorgoneion qui ricostruito viene scoperto in diversi tempi (scavi 1977-1987 e 1991), nel santuario suburbano a ovest del torrente Santa Venera. I frammenti si trovano dispersi su un vasto raggio , sepolti in luoghi piuttosto distanti tra loro. Il diametro ricostruibile della lastra è di m.1,12 circa.

La sua forma pressoché circolare. Le dimensioni, l’assenza sul retro di tracce del coppo, la presenza viceversa , di un foro per chiodo di fissaggio rende plausibile l’ipotesi che possa trattarsi di un rilievo: un antepagmentum (placca frontonale) collocato all’interno dello spazio triangolare del timpano, così come il grande gorgoneion del tempio C di Selinunte, oppure un rilievo acroteriale.

Singolarissimo e privo di confronti rimane il groviglio di spire di serpenti che verosimilmente si completavano con teste in bronzo come lasciano supporre i fori praticati alla sommità di avvolgimento. I tondi riccioli sono molto somiglianti a quelli della gorgone della lastra siracusana dell’ Athenaion.. la barba fluente presenta molti punti di contatto con quella della Gorgone dipinta su una delle metope di Thermon. Più in generale quella nassia sembra confrontabile a talune figurazioni del mostro dipinte su vasi del Corinzio Antico e Medio; intorno al 580 a.C.

21 Mag

Arula

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L’altare di Heidelberg – Naxos. Storia della ricomposizione e scambio.

L’altare prende il nome dai due musei che detenevano i frammenti A e B. La storia del riconoscimento e ricomposizione è esemplare dei modi, talora bizzarri, di trasmissione dell’Antichità a noi. Paola Pelagatti nel 1983 nel corso di una ricerca nell’archivio fotografico dell’Istituto Germanico di Roma riconosce che un frammento di lastra fittile con resti di sfinge a rilievo dell’Antikemuseum dell’Università di Heidelberg (frammento A) è la parte mancante di un altare fittile conservato al Museo di Naxos di Sicilia, da lei stesso acquistato (frammento B) nel 1973.

Il frammento di Heidelberg risulta acquistato da F. von Duhn a Taormina nel 1902 e da lui immesso nella Collezione dell’Università di Heidelberg. Il frammento è per la prima volta prestato dall’Università tedesca nel 1990 in occasione della mostra allestita nel Museo di Naxos di Sicilia dal titolo “Un’arula tra Heidelberg e Naxos ed altre arule di Sicilia e Magna Grecia”. Il frammento torna nuovamente nel Museo di Naxos di Sicilia nel 1995 in occasione dell’esposizione per il quarantennale degli scavi nel sito di Naxos .

Per la lungimiranza e liberalità di Tonio Hoelscher allora Direttore dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Heidelberg e di Hermann Pflug conservatore del Museo Archeologico della stessa Università, il frammento A è lasciato in prestito prolungato al Museo di Naxos di Sicilia sino al perfezionamento delle trattative di scambio che saranno completate con successo nel giugno del 1997. La vicenda dello scambio tra il Museo Archeologico di Naxos di Sicilia ed il Museo Archeologico dell’Università di Heidelberg è lunga ed intrigata. Qui si sottolinea il valore simbolico: due musei tanto diversi per origine e formazione delle loro collezioni si sono trovati a collaborare ad un progetto comune, dimostrando l’inesistenza di barriere nazionali e l’efficacia della comunità scientifica

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